Friday, October 06, 2006

FAO ovvero FAME (di soldi)


Nel mio quotidiano girovagare ho incontrato un ragazzo più o meno della mia età che lavorava per la FAO (Food and agricolture organization).
Mi ha spiegato che ha lavorato un po’ di mesi per questa organizzazione e ha abbandonato ‘per ragioni etiche e morali’ il lavoro quando ha scoperto che il suo capoufficio guadagnava 18.000 euro al mese.
Ha anche aggiunto che questo personaggio, di nazionalità indiana, nel corso della giornata lavorativa non faceva nulla, il nulla più assoluto! Eccezion fatta, spiegava, per il leggere il giornale e recarsi al bar per l’italianissimo caffè e cornetto.
Non mi resta che riportare qui, tal quale, quanto riportato sul sito italiano della FAO:
“La FAO è l’agenzia guida per combattere la fame nel mondo, al servizio sia dei paesi industrializzati sia di quelli in via di sviluppo, e rappresenta il forum neutrale dove tutti i paesi del mondo si incontrano per discutere e negoziare politiche e accordi. Aiutare i questi paesi a migliorare le loro agricolture e in generale ad utilizzare al meglio le loro risorse per assicurare un livello di sussistenza buono per tutti è una delle priorità della Fao.
Nel 1999 la Conferenza degli Stati Membri ha approvato un Piano Strategico d’Azione per guidare il lavoro della Fao fino all’anno 2015, termine entro il quale si propone di dimezzare l’effetto della sottoalimentazione che colpisce circa 800 milioni di persone nel mondo.”
Quante persone possono mangiare con 18.000 euro al mese?

Wednesday, October 04, 2006

Tutto era pronto. La videocamera pronta a filmarci.
– la solita tequila? – mi chiede Sandro quasi a confermare la sensazione di casualità e improvvisazione tipica del nostro metterci d’accordo momento per momento in quasi tutte le decisioni.
Inizia il giro di tastiera e subito via con il ritmo di percussioni.
Ancora un flash prima dell’ingresso del clarinetto attraversa la mia mente: - che ci faccio qui, con un occhio all’arrivo della polizia e l’altro alla gente che mi passa davanti? –
E per un attimo ritorna la strana sensazione, quasi il disagio, di chi si sente fuori posto in un quadro uniforme in cui la tua presenza è come una pennellata netta e contrastante, impossibile non vederla.
Il pensiero successivo scaccia tutte le ombre e focalizza il divertimento e il coinvolgimento del suonare.
Il clarinetto ricama una dopo l’altra le note, l’odore del mare, le luci soffuse. Come calarsi in una tela di un paesaggio notturno di una città di mare.